Teatro
Prosa 
Date

3

  Aprile '27
sabato
Luogo
Parma | Parco Ducale, 1 | Teatro al Parco
Orario
21:00
Luogo
Parma | Parco Ducale, 1 | Teatro al Parco

Ballata per la Katër i Radës

Di Giorgia Salicandro

Regia di Tonio De Nitto
Con Sara Bevilacqua e Riccardo Lanzarone
Musiche composte ed eseguite dal vivo da Redi Hasa
Coro Daniela Belishova, Diana Doci, Irma Duka, Meli Haideraj, Dori Ngresi, Lindita Ngresi, Hildebrand Nuri, Ladi “Aldo” Rista, Bledar Torozi
Costumi Lilian Indraccolo
Scena Egle Calò
Attrezzista Sandra De Santis
Luci Davide Arsenio
Sound designer Graziano Giannuzzi
Cura Elisa Giacovelli

Produzione Factory Compagnia Transadriatica
Con il sostegno del Garante regionale dei Diritti dei minori – Regione Puglia
Con il patrocinio dell’Ambasciata d’Albania in Italia

Si ringraziano Polo Biblio Museale di Lecce, AMA – Accademia Mediterranea dell’attore, Teatro Excelsior Carmelo Bene di Campi Salentina

Le storie di due “bambini del 1997” si rincorrono e si intrecciano nelle voci di Elvis e Lindita, partiti dal Sud dell’Albania per mettersi in salvo dall’impazzimento di un Paese in preda alla guerra civile e dal rapido precipitare degli eventi. Palazzi pubblici divelti mattone dopo mattone, il crac finanziario, i kalashnicov con cui si spara, la fuga, il viaggio che ricorda quello di Pinocchio nella pancia di una balena.

Elvis e Lindita, bambini del ’97 sono tra i protagonisti delle cronache giornalistiche della tragedia della Katër i Radës – le cui tracce reali si intersecano all’opera di invenzione. Divengono qui l’occhio attraverso cui guardare questa storia, simbolo
catartico del primo grande naufragio del Mediterraneo con cui non abbiamo ma finito di fare i conti. Lambisce il racconto il mito di Kuçedra, evocato da un coro di uomini e donne albanesi, il mostro acquatico simbolo del caos primordiale, nemico dell’umanità, protagonista di molte leggende albanesi – il quale torna nelle narrazioni di ogni tempo nelle vesti di Drago, Leviatano, essere demoniaco – e del Dragùa, il bambino eletto, nato per combattere e sconfiggere Kuçedra. Attraverso l’incastro tra cronache e leggende, biografie e storie collettive le vicende dei passeggeri della Katër i Radës vengono riportate alla luce e al contempo trascese: gocce nel mare dell’eterno cammino dell’umanità, nella necessità di un approdo sulla terraferma, in salvo dal “mostro”.

Il naufragio della nave albanese Katër i Radës inaugura tristemente l’epoca degli esodi, e delle morti, nel Mediterraneo nella nostra storia recente. Come scriveva Alessandro Leogrande la tragedia della Katër i Radës «è stata uno spartiacque
nella storia recente del Mediterraneo
». Dopo di allora, quella storia ha continuato a ripetersi divenendo la triste storia comune del Mediterraneo, dei confini serrati dell’Europa e delle morti in mare. Negli anni, è stato oggetto di diversi lavori di inchiesta e narrazione, i quali ne hanno ampiamente ricostruito e chiarito le dinamiche.

Tuttavia, vi è ancora la necessità di approfondire il racconto delle singole vicende che compongono il fatto collettivo, di recuperare il contesto specifico che ha mosso quelle partenze – la sanguinosa guerra civile albanese del 1997 di dare il giusto riconoscimento e valore all’individualità di ogni storia, che ha «il diritto di essere raccontata». La cosiddetta “tragedia del Venerdì Santo” è avvenuta nel Canale d’Otranto il 28 marzo 1997 – quando la nave albanese entrò in collisione con la corvetta Sibilla della Marina Militare Italiana – nella quale morirono oltre cento persone, soprattutto donne e bambini stipati in coperta, di cui furono recuperati 81 corpi, mentre altri non sono mai stati trovati. Cutro (a una manciata di metri dalle coste calabresi), Pylos in Grecia sono solo alcuni tra gli ultimi, terribili naufragi divenuti simbolo della morte dei bambini.

Raccontare, dare voce a queste storie, ognuna con la propria dignità e le proprie ragioni uniche e irripetibili, è un dovere morale di tutti noi, nati per caso sulla sponda sicura del Mediterraneo. E se non è possibile rendere giustizia a ognuna di esse, come dovrebbe essere, possiamo almeno “adottarne” una, prestarle la nostra voce, diventare i suoi custodi. È quello che abbiamo cercato di fare con Elvis e Lindita, bambini sospesi tra ciò che è stato e ciò che sarebbe potuto essere.

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Pubblicato il: 15-10-2026